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Siniscola: ambiente e territorio 

  Torri 

Un litorale e i suoi monumenti

Due sentinelle contro i Mori 

Sono in molti che si chiedono che cosa le torri, che si ergono solitarie  in stato di abbandono a pochi metri dal mare, abbiano rappresentato. Torre  della Caletta Pochi sanno che per molti secoli furono un baluardo di difesa e di  avvistamento dei nemici che venivano dal mare e approdavano nelle coste della baronia per fare razzie di uomini e cose.

Il mare oggi è un luogo di vacanza, di pace e d'incontro tra uomini di culture diverse. Ma nei secoli non è stato sempre così: ci fu un periodo della storia locale che al mare hanno corrisposto assalti, allarmi e razzie che provocavano dolore, morte e lutti. E quelli non furono tempi di pace e serenità. Perciò alla fine del Cinquecento e agli inizi del Seicento furono costruite le torri litoranee in posizione strategica e di difesa delle popolazioni costiere, più esposte rispetto ai Sardi dell'interno alle incursioni dei barbareschi che apparivano ed imperversavano nel Mediterraneo per diversi mesi dell'anno. Tra Posada e Siniscola, di quel sistema di difesa che circondava le coste della Sardegna, si conservano le Torri di San Giovanni di Posada e di Torre di Santa Lucia Santa Lucia di Siniscola, due semplici sentinelle del mare ben visibili tra loro e situate nei punti estremi di una insenatura interessata in epoca medioevale e moderna ad un intenso traffico di navi e merci. I contatti a distanza tra le Torri avvenivano di notte con il fuoco e di giorno con il fumo. L'allarme in caso di avvistamento di navi corsare, faceva accorrere in armi gli abitanti delle ville vicine.Non vi fu un golfo e porto della Sardegna che non venne inserito in un sistema di difesa con le torri litoranee.

La costruzione della Torre di Santa Lucia, informa Evandro Pillosu, il più importante studioso di questo sistema di difesa delle coste sarde, iniziò nel 1605 e terminò nel 1607, mentre la Torre di San Giovanni era preesistente in difesa del "caricatoio di Posada", il Porto del Feudo di Posada che comprendeva Siniscola, Lodè, Torpè e Posada. Le due Torri facevano parte del nono distretto della Sardegna che dipendeva dal "Capita y alcait" di Castel Aragonese che visitava periodicamente i torrieri ed i soldati di guardia.

Nel periodo piemontese del dominio della Sardegna i distretti furono aumentati ed il ruolo delle Torri variava a seconda dei traffici commerciali, delle esigenze sanitarie e delle attività di pesca da parte delle popolazioni locali.

Dopo il 1605 altre due Torri avrebbero dovuto rendere più sicura la costa Siniscolese: una era in programma a Capo Comino ed un'altra a Capo Coda Cavallo, nel villaggio di San Teodoro. Ma questi due sistemi di avvistamento rimasero soltanto in fase di progetto.

La Torre di Santa Lucia dipendeva dal Viceré di Cagliari, mentre quella di San Giovanni era tenuta sotto controllo dalle amministrazioni dei quattro villaggi della Baronia di Posada.

Nei primi del Seicento non esisteva una fonderia: i cannoni, perciò, le armi, i proiettili e quant'altro faceva parte del sistema di difesa e dell'armamentario arrivava in Baronia da fuori Sardegna.

E' importante ricordare un documento dei primi del Seicento che giustificava la costruzione delle Torri in baronia da parte del Viceré il Conte del Reale che nella realizzazione delle Torri accolse i progetti dei Viceré precedenti Don Michele di Moncada, Don Gastone di Moncada e Don Antonio Colonna. "Per la sicurezza e tranquillità dei vascelli di detta Baronia, si legge nel documento, e per evitare i pericoli che siano presi e catturati dai nemici che quotidianamente affluiscono nel porto della detta Baronia, volgarmente detto Porto di Santa Lucia, le barche ed altri vascelli di cristiani che in quello si ritirano per i fortunali, tanto quelli che sono di passaggio, come quelli che esercitano traffici e portano molte e diverse merci nel presente Regno…Quotidianamente vengono catturati dai Mori…Ciò che è di danno sia per il Regno sia per il commercio".

Le Ville della Baronia volevano costruire la Torre a loro spese, tanto era il bisogno di difesa e protezione e la necessità di assicurare la vivibilità nelle zone litoranee.

Le scorribande dei Mori nel mare Sardo hanno avuto sempre toni drammatici che culminavano con il saccheggio. Nel 1514 i pirati raggiunsero le coste di Siniscola, approdarono senza incontrare resistenza e saccheggiarono Siniscola, Torpè e Lodè. Nel ricordare quel triste episodio il Martini, storico delle incursioni barbaresche, racconta che "nella Villa di Siniscola…vi ammazzarono da sedici a diciassette uomini e più di cento fecero schiavi tra maschi e femmine, tra i quali molti di tenera età".

Per queste continue scorrerie, gli abitanti di Lodè, Torpè e Siniscola minacciarono di abbandonare i loro Villaggi e trasferirsi attorno alla Rocca di Posada, ritenendo che in questo borgo si sarebbero trovati più al sicuro in attesa di un sistema di difesa che venne deciso molti decenni più avanti. E ciò avvenne in seguito al viaggio che nel 1573 fece Don Marco Antonio Camos, Capitano di Iglesias. Questi fece il periplo della Sardegna, visitò centotrentadue località marine. Il Camos in compagnia del disegnatore Raxis e del Maestro Maggiore Pixela e del nocchiere Vincenzo Corso, dopo il viaggio prospettò un efficiente sistema di difesa con una fortificazione delle coste Sarde composta da settantatrè posti armati di guardia e vigilati da sentinelle stabili ed in armi. Le terre fertili a ridosso del litorale della Baronia, avrebbero dovuto in questo modo riacquistare sicurezza. (1)

1- Vittorio Sella - Un castello e due torri tra storia e leggenda

         

         

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