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Turismo: Cultura estetica o estetizzante
Uno degli
aspetti più rilevanti dell'induzione culturale del turismo è la
funzione estetica, data come principio ordinatore di ogni sviluppo
architettonico nelle coste.
Questa
volontà di estetizzare porta a trasformare ogni oggetto, ogni
costruzione in l'opera d'arte"; ogni visione ed ogni
esposizione punta sul "bello". Paesaggio, urbanistica,
architettura diventano manufatti per una fruizione estetica. E' un
processo che avviene in due modi: come intervento produttivo umano,
oppure come conferimento di senso rispetto a una classificazione
precedente. Diventano oggetti estetici quelli che prima erano puri e
semplici oggetti di natura.
Questa
programmazione estetizzante promossa dal turismo è ambigua: non è
preordinata da una intenzionalità artistica, bensì utilizzata
dalla categoria economica pubblicitaria.
A livello
urbanistico il turismo elegge un sito a luogo simbolico, gli
conferisce un valore e avvia il luogo a divenire oggetto estetico.
Crea una segnaletica delle forme. Si tratta di lucrare il paesaggio
con valori ritenuti naturali e che sono invece stereotipi culturali.
L'estetico turistico è molto spesso uno stereotipo. La località
turistica diventa un "luogo tipico", con successivo
degrado dello stesso stereotipo.
Il quadro
estetico che offre il turismo è frammentario, fatto di relazioni
percettive in cui è dominante il visualismo invece che volgersi
verso il linguaggio dell'ambiente totale, dell’istituzione locale
di una sintassi e morfologia.
Da questa
"forma estetizzante" staccata dalla struttura ambientale
storica nascono i paesaggi irreali del turismo.
Non è
convincente questo principio estetico ordinatore come raffigurazione
del mondo, che in definitiva sembra orientato più sul pittoresco.
Questa estetizzazione della realtà è discutibile per se stessa, ma
a noi interessa sopratutto per gli indirizzi e per i contrasti che
possono sorgere con la vita siniscolese, per il disegno ideologico
autoritario e ingannatore.
Si inculca
nei soggetti sociali un particolare regime di preferenze estetiche
riguardo alla casa, all'arredo, alla natura secondo l'imparaticcio
di uno stereotipo. Si mette in atto una pratica di vita e di
socializzazione, di gusti e di mode come elementi indotti e astorici:
incrostazioni di modernità.
Questo
processo di limitazione tende a considerare l'architettura nel suo
effetto scenografico prigioniera della sua stessa retorica. Un'artificializzazione
della natura e dell'ambiente che minaccia le rispettive identità
dei prodotti naturali e dei prodotti umani.
Occorre
sfuggire a questo “imperativo estetico" del turismo. Una
costruzione turistica deve avere anche una figurabilità storica:
chiarezza di orientamento e idea di identità.
Occorre
confrontare il problema della storicità il suo mutare nel tempo, il
suo rapporto di collocazione nel modello di cultura.
Proprio
per sfuggire al pittoresco turistico, il manufatto architettonico e
la struttura urbanistica devono porsi come insieme suscettibile di
sviluppo e di trattamento progettuale: accertamento della propria
posizione e direzione di movimento e di sviluppo.
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