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IL MODELLO DELLA COLONIZZAZIONE MISTA
Questo
secondo modello è tipico della colonizzazione democratica, ed è
caratterizzato dall'afflusso di medi e piccoli investimenti da parte
di imprenditori forestieri e di imprenditori locali. La comunità
locale non dispone dei capitali sufficienti per la valorizzazione
del proprio territorio, e perciò apre le porte al capitale esterno,
straniero, continentale, o sardo delle grandi città. A volte questa
copartecipazione regolata da precise percentuali di investimento e
profitti (per esempio, la presenza locale deve superare il 50%) ha
dato risultati interessanti. Più spesso questo intervento di
capitali misti si attua secondo una divisione per settori di attività;
agli esterni va il settore alberghiero, le attività di ristoro e
del divertimento, ai locali va il settore del piccolo commercio.
Quasi sempre le attività più rimunerative vanno a vantaggio degli
esterni, e quelle meno redditizie restano ai locali.
Questo
modello, a volte, ha un carattere di disordine, di scardinamento di
una cultura tradizionale senza che se ne stabilisca un'altra: può
determinare in forma più attenuata la subordinazione dei nativi.
A
livello culturale questo tipo di sviluppo innesca processi di
confronto e di sinergia, ma può essere anche caratterizzato da un
clima di dispersione, di piccoli contradditori interessi, volti più
ad un consumo alla moda che a una produzione culturale in loco.
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