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Turismo a Siniscola in rapporto allo sviluppo turistico in Sardegna

Premessa

Siniscola  si pone relativamente tardi il problema dello sviluppo turistico delle sue coste: ciò in teoria potrebbe costituire un vantaggio per la possibilità di confrontarsi con i vari modelli di sviluppo, con i diversi paesi che hanno conosciuto un boom turistico in quest'ultimo quindicennio.

In pratica tuttavia i termini di paragone non mostrano un modello  di sviluppo convincente: Budoni, San Teodoro, Olbia, Arzachena e Palau, per motivi differenti e contraddittori, difficilmente possono porsi come campioni d'imitazione.

Inoltre, il momento in cui Siniscola sta progettando il suo sviluppo costiero capita in uno stadio particolare di riflessione regionale sui rischi, sulle speranze e sulle prospettive dello sviluppo del turismo sardo.

Oggi la Sardegna comincia ad avere paura del turismo: in un primo tempo l'industria turistica era parsa come una manna dal cielo, un'industria leggera e non inquinante; ora ci si è accorti che l'incontrollato sviluppo edilizio ha compromesso seriamente gran parte delle coste sarde. Anche il turismo sta prendendo i caratteri precisi di una colonizzazione inaccettabile. I 68 comuni costieri della Sardegna prevedono di costruire 65 milioni dì metri cubi di edilizia turistica per l'insediamento di oltre un milione di persone: una Sardegna turistica che raddoppierebbe il numero dei residenti attuali.

Ma anche per quanto riguarda le prospettive di crescita economica i risultati dell'investimento turistico lasciano perplessi. La Sardegna mette la materia prima (mare, coste, paesaggio), gli imprenditori, generalmente forestieri, mettono il capitale finanziario d'investimento: come vengono ripartiti i profitti?

Quanto renderebbe a Siniscola lo sfruttamento di risorse naturali deperibili e limitate?

Certamente alcuni vantaggi ci sarebbero comunque, basti dire che Arzachena ha avuto un aumento di reddito nettamente superiore a Gonnosfanadiga, grazie al turismo.

Ma questi profitti sono proporzionali alle risorse naturali vendute?

L'aspetto economico dello sviluppo turistico in Sardegna non è stato quantificato da uno studio di verifiche permanenti per stabilire perdite e vantaggi, e per correggere, alla luce di un bilancio costante, rotte e modelli di sviluppo.

Così la Sardegna si sta trasformando per evoluzione e non per progetto, visto che il suo cambiamento non è stato e non è un obiettivo da definire e perseguire, ma è soltanto un fenomeno continuato e da tempo in atto.

Il turismo in Sardegna si presenta come "fatalismo del progres­so".

Davanti a questo quadro generale non risulta certo facile per l'Amministrazione comunale di Siniscola approntare un piano di sviluppo che offra prospettive sicure di crescita economica e sociale per il paese.

 

Questa constatazione negativa sul turismo sardo potrebbe avvallare la tesi del "non intervento" e cioè di congelare lo sviluppo turistico in attesa di tempi migliori. E' come chiedere che la gallina del turismo non faccia le sue uova d'oro rinunciare allo sfruttamento di un bene, proprio quando la popolazione ha estremo bisogno di lavoro e di ricchezza.

Il vecchio dilemma conservazione/sviluppo si fa più che mai attuale.

 

Gli interventisti tendono a un'azione sicura e rapida, invocano un comando decisionale, progettuale e pianificatorio, anche a costo di sacrificare interessi sociali di più lunga durata.

 

A volte questi pianificatori urbani e territoriali non tengono conto della complessità del mercato turistico, della mutevolezza dei modelli e dei rischi di un'eccessiva edificazione. Coloro che invece vogliono mettere in quarantena un settore di possibile traino dell'economia locale sacrificano il presente e teorizzano il futuro, ma può succedere di sacrificare il presente senza preparare nessun futuro.

 

In un certo senso entrambe le tesi, della conservazione e dell'immediato sviluppo, nascondono avventatezza o mancanza di idee.

 

Si deve oggi, al presente, progettare uno sviluppo graduale e oculato, con una ragionevole probabilità di creare lavoro e ricchezza.

 

L'importante è avere la possibilità di verifica progettuale anche dopo che alcuni progetti sono stati attuati e alcuni eventi abbiano già avuto luogo. In sostanza bisogna garantire una verifica atta a commisurarsi con gli effetti non sempre prevedibili che l'intervento turistico procura nell'ambiente economico ‑ culturale.

 

Un parziale controllo della "traiettoria" dello sviluppo successivo può suggerire un'intensificazione, un blocco o una correzione.

 

Così si può in parte verificare se il modello dì sviluppo sa reggere il confronto con altre tappe di sviluppo: è un controllo del tempo, la traccia che il turismo lascia nel regime produttivo, materiale e sociale, della comunità. Questo tipo di sviluppo privilegia ovviamente le cose più certe e prevedibili, nella preparazio­ne di quelle più dubbie.

 

Il fatto è che ogni progetto di sviluppo turistico in Sardegna sembra mosso da uno "stato di necessità": creare posti di lavoro contro la piaga della disoccupazione.

 

Molti comuni e la stessa Regione sono alla ricerca di società finanziarie che investano nell'isola per rianimare lo stagnante settore dell'edilizia. Spiegando al sindaco di un paese costiero che non sarebbe stato conveniente, in una prospettiva economica appena più lunga, vendere il gioiello più prezioso del territorio a mare, la risposta è stata immediata e intimidatoria: "glielo vada a dire lei ai mille disoccupati del paese che attendono lavoro dalla ripresa edilizia del turismo".

 

Certamente il dramma della disoccupazione è una realtà così an­gosciante che ogni amministratore sarebbe pronto a qualunque ri­schio pur di dare lavoro a famiglie bisognose e a giovani umiliati e inquieti. E tuttavia questo "stato di necessità" è cattiva consigliera, e spesso riduce l'attività turistica come esercizio perma­nente dell'economia locale a una semplice compra‑vendita immobiliare e a un godimento marginale dei frutti dell'investimento turistico, che lascia ai locali solo le bricciole, senza risolvere in mo­do duraturo il dramma della disoccupazione.

 

D'altro canto la tesi "ambientalista", dando la priorità alla salvaguardia dell'ambiente va a scapito delle risorse umane e sacrifica un possibile sviluppo economico della popolazione.

 

Il fatto è che Siniscola non può pagare il prezzo di risparmiare le sue risorse naturali, solo perchè è arrivata per ultima alla progettazione turistica.

 

Ha diritto invece a uno sviluppo ragionato e produttivo.

 

Si tratta di vedere come l'ambientalismo possa porsi nel contesto dello sviluppo e non al di fuori di esso: all'interno di uno sviluppo complessivo, in un vantaggioso rapporto tra costi ambientali ‑ territoriali e profitti occupazionali ed economici.    

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