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 Turismo

Turismo a Siniscola in rapporto allo sviluppo turistico in Sardegna

Siniscola

 L'interrogativo fondamentale sullo sviluppo turistico del territorio siniscolese è quale rapporto esso debba avere col centro urbano di Siniscola.

 

Come creare uno spazio relativamente autonomo in cui i Siniscolesi possono esercitare una propria soggettività.

 

Non è facile affrontare una realtà mutevole ed evasiva come l'economia e la cultura turistica, perciò è meglio l'una razionalità limitata che impari a dosare le pretese" che uno sviluppo incontrollabile ed eterodiretto.

 

Occorre una specie di mobilitazione globale delle risorse.

Sviluppare una cultura materiale domestica per evidenziare e rinforzare gli elementi portanti e trainanti della produzione locale in relazione col processo di mutamento innescato dalla modernizzazione turistica. Questa può influenzare, per parecchie generazioni, le strutture dell’ambiente fisico e sociale di Siniscola.

 

La partecipazione dei nativi è decisiva perché lo sviluppo turistico parli più in favore di una antropologia positiva che di una antropologia negativa.

 

Non è pensabile un trapianto automatico di quei modelli di economia, di comportamento e di valori che formano l'ossatura di culture dinamiche e aperte all'innovazione di un turismo imprenditoriale efficiente. Si tratta gradualmente di farsi una cultura in tale direzione.

 

Nella cultura e nell'economia tradizionale vi sono elementi negativi e positivi: si tratta di rafforzare gli stimoli endogeni costruttivi e di superare quegli atteggiamenti passivi e reattivi di una concezione statica e difensivistica della vita. Se la comunità siniscolese non trova al suo interno incentivi per un'autoevoluzione sulla via dello sviluppo turistico, reagirà in senso abnorme agli stimoli provenienti dal di fuori, subendo un'evoluzione atipica e deviante.

 

Spesso si è consapevoli della qualità diversa che il turismo impone ma non si è capaci di contrapporre un'attività e un ordine che siano, anch'essi, di qualità diversa.

 

Così a volte la nuova realtà emargina l'agricoltore ed accentua alcune caratteristiche negative. Si deve optare per uno sviluppo turistico che coinvolga vasti settori dell'economia locale, e che solleciti l'attività imprenditoriale della popolazione e la sua capacità di gestione.

 

L'economista ci potrà dire quali rapporti dovrà avere il turismo con l'ortofrutticoltura, con la pastorizia e con l'artigianato. Ma certamente la località turistica deve porsi come centro di consumo e, in tal senso, presuppone un'organizzazione agro - zootecnica efficiente: approvvigionamenti di carne, latte, formaggi, ortaggi, frutta e vino. Ora questi rifornimenti spesso nelle coste sarde, provengono dal mercato esterno anche perché la produzione locale non esaudisce prontamente e sempre la domanda turistica.

 

L'ideale sarebbe l'abbinamento delle attitudini tradizionali a una moderna professionalità ed efficienza.

 

Il risultato è anche un'occupazione diretta e indiretta che avvii a soluzione il problema della imponente forza di lavoro disponibile e in cerca di occupazione.

 

In primo luogo la comunicazione col turismo avviene attraverso gli oggetti: i prodotti dell'attività economica locale. Oggetto merce e segno culturale. Intorno al prodotto formaggio, brocca, tappeto, può nascere l'itinerario culturale del lavoro e dell'arte locale.

 

La seconda forma di comunicazione avviene attraverso le espressioni della tradizione popolare: riti, usanze, festa.

 

Sul rapporto festa tradizionale ‑ turismo si scontrano le tesi e le polemiche più contrapposte. Effettivamente il turismo non può che portare a una folclorizzazione della festa tradizionale.

 

Una possibile soluzione può essere data da una scissione tra festa e festival, tra espressione tradizionale dei sentimenti popolari e rappresentazione ‑ spettacolo di canti, balli, sfilate, gare.

 

Certamente questa differenziazione non elimina totalmente certe compromissioni ma aiuta a chiarire alcune fondamentali differenze di piani culturali.

 

La festa è la vita stessa in cammino di una società in legame profondo con sentimenti, immaginazioni e simboli che appartengono al bagaglio culturale della comunità. E' rito che 'non può essere mutato da atti di volontà esterni.

 

Ciò non vuol dire che la festa tradizionale deve essere imbalsamata in forma museale: essa muta nei gesti, nelle pratiche e nei discorsi nel processo di cambiamento immaginario e simbolico della società. In questo senso, della festa non interessa il suo volto di somiglianza col passato, bensì la sua verità, quella verità per come la gente la percepisce, la vive e l'immagina. La cosa importante è che la gente viva profondamente ed elabori attivamente tradizione e innovazione di sentimenti, riti e sapere.

 

In conclusione la festa "cammina" con le percezioni e con le esperienze storiche in atto: il turismo può "godere" di questi beni culturali ma senza porre condizionamenti di comodo e di consumo.

 

Altro discorso riguarda invece il Festival. Il festival è una riproduzione seriale inserita nel calendario del consumo: i suoi caratteri sono la riproducibilità e la rappresentazione. E' una scena offerta alla vista: l'intrusione scenica nell'estetico e nel ludico, per creare la “atmosfera festiva" e il visualismo spettacolare.

 

Il festival come spettacolo è un prodotto tecnico: riempire un tempo con un programma per esaudire le attese di un pubblico.

 

Il festival è una performance che fa leva sulla memoria sociale e sul progetto di una riproducibilità del fenomeno culturale, e può innescare meccanismi refenziali e linguistici capaci di strutturare nuove forme teatrali.

 

Il turismo potrà assistere con sensibilità e rispetto ai riti della tradizione siniscolese, e potrà "consumare" il festival, la festa organizzata nella logica dello spettacolo di intrattenimento e di proposta drammaturigica.

 

Infine, lo sviluppo turistico va seguito, anno per anno, nei suoi risultati parziali e provvisori, per intensificare i program mi più produttivi e correggere linee di tendenza perverse e disgreganti.

 

Ma al di là del rapporto col turismo, Siniscola deve porsi come centro di produzione e di organizzazione culturale della Baronia, della bassa Gallura e della Comunità Montana n. 4.

 

Utilizzo delle strutture già esistenti e creazione di nuovi spazi deputati ad attività culturali.

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