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Villaggi e luoghi di sepoltura e di culto

Preistoria a Siniscola 

Nelle immediate vicinanze di gran parte delle torri nuragiche, dovettero svilupparsi agglomerati più o meno estesi di capanne, oggi a stento individuabili dall'occhio dello specialista: nel caso del nuraghe Domus de Janas Gorropis, ad esempio, la presenza del villaggio è testimoniata unicamente dalle ceramiche nuragiche sparse nei campi arati circostanti. Due villaggi privi del nuraghe di riferimento si localizzano invece a Luthuthai e Lettu Rucratu, estremamente impoveriti dalla costruzione di una strada il primo, da un'intensa attività pastorale il secondo. La località di Luthuthai, ubicata ai piedi di Monte Albo presso le sorgenti di S. Giuseppe, è ricordata, a partire dagli anni trenta, in diversi scritti di Giovanni Lilliu che segnalò una ventina di capanne e cospicui resti di suppellettile archeologica. Ciò non valse a salvaguardare il sito dalla costruzione della nuova S.S. 131 bis, che ha praticamente distrutto l'insediamento nuragico rendendone difficile l'individuazione. Il villaggio di Lettu Rucratu occupa invece i fianchi di un sistema collinare che guarda la vallata del Rio Caddare, e per quanto rimaneggiato da attività agropastorali, conserva sul terreno numerose tracce di strutture murarie, celate e preservate allo stesso tempo dalla fitta vegetazione di alberi e arbusti.

 

 

Luoghi di sepoltura e di culto

Il monumento funerario per eccellenza della civiltà nuragica, la Tomba di Giganti (in realtà un'imponente sepoltura collettiva, costituita da un corridoio originariamente coperto e due braccia curvilinee ai lati dell'ingresso), è testimoniata a Siniscola in almeno sei esemplari, numero neanche troppo esiguo se rapportato ai nuraghi superstiti.

 

Gravemente danneggiata e a stento riconoscibile è la tomba di S. Giacomo, oggi ridotta ad un cumulo di macerie nei pressi dell'omonima chiesetta, mentre valorizzata e inserita in un percorso archeologico debitamente segnalato è quella di Su Itichinzu. Aspetti decisamente più monumentali si colgono a Sas Kolovranas e a Su Piccante, che impiegano nella loro costruzione il granito messo in opera, però, con tecniche diverse. La prima, ripetutamente sconvolta e danneggiata da interventi abusivi, è situata lungo la vecchia strada Siniscola‑Nuoro, non lontano dalla chiesetta campestre di S. Giacomo: la camera mostra un elegante paramento di blocchi parallelepipedi perfettamente squadrati che tendono a chiudere verso l'alto. La seconda si localizza sul vasto pianoro soprastante il Rio Caddare in regione lorgi Ufrattu, e prevede invece, nel lungo corridoio, l'utilizzo di lastroni posti di coltello in alternanza con blocchi disposti a filari: la copertura era in questo caso a piattabanda mentre l'ingresso doveva essere fornito di stele monumentale, oggi asportata. Gli sconvolgimenti operati anche con i mezzi meccanici nella parte posteriore e all'intermo della camera, sembra abbiano risparmiato la zona dell'esedra della quale sussistono, ancora verticali, alcuni lastroni. Poco oltre si localizza un altro sepolcro miracolosamente scampato ai mezzi meccanici che hanno distrutto l'adiacente villaggio: tra la folta vegetazione si intravede il corridoio con l'abside e porzione dell'esedra.

Sul fronte dei luoghi di culto, nonostante sia stata documentata una piccola fonte vicino ai miseri resti del nuraghe Scurtha 'e Muru, nota come Sa Funtana 'e Sa Tumba, rimane la grotta di Sa Preione 'e S'Orcu l'edificio di maggior interesse architettonico. La grotta si apre alla falde del Monte Albo, in mezzo al canalone di Riti Siccu. Vi si accede tramite un angusto pozzetto realizzato in muratura con pietre di grandi dimensioni, da cui si diparte una stretta e ripida scalinata elicoidale composta da 17 gradini che scendono con andamento sinistrorso. Al termine della scalinata si accede, dopo un salto di 5 m, in un vasto salone da cui si dipartono ambienti di varia ampiezza e conformazione. Prima di un discutibile intervento di valorizzazione, che ha gravemente compromesso l'habitat naturale della cavità, si notavano vari scassi operati dai clandestini con conseguente dispersione di molti frammenti di ceramica nuragica, resti carboniosi e malacologici. Il sito sembra presentare strette analogie con la grotta-santuario di Su Benatzu a Santadi.

(1)   

1- Siniscola e il suo passato -  Breve guida archeologica del territorio - Comune di Siniscola - Soprintendenza Archeologica per le province di Sassari e Nuoro a cura di Roberta Relli 1999.

 

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